giovedì 19 novembre 2015

Lettera aperta del Circolo tematico “Legalità, lavoro e mezzogiorno” del Pd di Cosenza


IL Pd cosentino e la cultura delle torte in faccia

Dopo la non esaltante vicenda del commissariamento del Pd cosentino, ovvero dei suoi quattro circoli cittadini con la nomina del’On. Ferdinando Aiello e, dopo le sue dimissioni per le polemiche che si sono susseguite all’interno del Pd stesso; un altro boccone amaro il popolo assennato della sinistra locale e la collettività in generale sono è costretti  ad ingoiare.  Boccone che nella sua estemporaneità iconoclastica e figurativa, appalesa segni di grave sufficienza politica ed oggettiva precarietà di governo del partito. Infatti  sulla nomina citata  e sulle successive recenti dimissioni si sono consumati  scontri di rappresentanza e di potere tutti interni al Pd stesso. Ovvero dentro  un contesto, che appare e si sforza di essere sempre più lontano della società civile e sempre pià refrattario a percepire il senso comune della politica. Verosimilmente il Pd locale non è nuovo a praticare l’arte del masochismo politico  costi quel che costi e, purchè ciò consente il governo del partito, il ruolo personale dominante del politico di turno e l’evangelizzazione del “ghe pensi mi” di berlusconiana memoria. Questa miseria si scarica sulla fede di tanti cittadini e giovani che, come il sottoscritto, credono ancora nel ruolo nobile della politica, nel ruolo fondamentale di un partito e di una sinistra  capace di farsi carico delle vere emergenze e  bisogni collettivi. In verità da tempo il Pd calabrese e cosentino  ha perso quel fascino di partito elitario di un tempo passato. Quel fascino di partito di lotta e di testimonianza, tutto teso alla moralizzazione della politica, delle istituzioni e della stessa società civile. Partito fatto di regole e di democrazia partecipata dove la classe dirigente si pesava per quanto valeva in termini di cultura, passione politica e senso delle istitizione.
Oggi, al contrario, la classe dirigente si impone  in funzione del solo tasso di arroganza e del pacchetto di voti e di tessere detenuto, indipendentemente  dal tasso di decenza etica,  morale e culturale della medesima.  Sicchè si assiste ad una degenerazione di ruoli e funzioni; alla perdita di credibilità; al disprezzo della partecipazione  e della democrazia interna.
All’esterno, il virus dell’antipolitica e del populismo è la manifestazione più eclatante di questo fenomeno degenerativo che non risparmia nessuno,  compreso il maggior partito della sinistra locale e nazionale.
Sulle imminenti elezioni comunali di Cosenza il Pd nostrano rischia di ripetere gli stessi errori di cinque anni fa, con l’aggravante di buttare alle ortiche e vanificare i vantaggi politici ed elettorali  derivanti dalla quasi inesistenza  organizzativa  della destra locale, dal ruolo di governo del Pd regionale e nazionale.
Le schermaglie, tutte interne al partito, sul problema del coordinamento cittadino e i distinguo e le divergenza con gli altri partiti del centrosinistra sul percorso e sui contenuti  per la scelta del candidato unitario  per le elezioni comunali, sono la cartina al tornasole della mancanza di una linea politica condivisa  e della inesistenza di una verà unità interna tra le varie anime e correnti. Per giorni la stampa locale  ha ritagliato e portato in luce nell’immaginario collettivo, una immagine non esaltante della vita interna del partito, mettendo in risalto la totale assenza di contenuti e programmi per il futuro assetto della città, quale fondamentale presupposto di azione politico-programmatica della prossima campagna elettorale. Di contro, la stessa stampa ha disegnato un misero quadro che ha, nell’eterna contrapposizione dirigenziale, la tinta più forte in termini di visibilità politica. Alle dimissioni volontarie(?) dell’ On. Aiello come commissario cittadino, il segretario regionale On. Magorno  risponde con la nomina di un organismo pletorico in ossequio alla tradizione del pd.  Un organismo  fatto di più di quindici persone cooptando tutto lo staf dirigenziale del partito partendo da quello nazionale(presenza dei deputali locali), passando per quello regionale regionale (presenza dei consiglieri regionali), per finire a quello cittadino con la presenza dei segratari dei quattro circoli cittadini. Ci sarebbe da piangere di fronte a tanta insensatezza e di fronte a tanta inconcludenza se non intervenisse il sentimento di assuefazione, di noia e di rassegnazione alla politica spettacolarizzata. Alla politica fatta di pasticcini, di carote e di torte in faccia, oppure alla politica fatta di buoni, brutti e cattivi. Ovvero: di fatti, azioni e personaggi che ricordano i film comici di Stanlio ed Ollio e quelli  famosi del grande  Sergio Leone. Devo tuttavia segnalare, che in questo percorso ed attraversata del deserto della politica, al segretario regionale gli è mancato di mettere  la ciliegina sulla torta. Ovvero: di non aver completato la lista con i segretari degli unici circoli tematici del Pd presenti nel territorio: quello sulla “Legalità, lavoro e mezzogiorno” e quello che tratta le politiche del territorio e la sanità.  Il quadro sarebbe stato più completo e la bacheca degli atti di governo del Pd locale più ricca di eventi e più significativa in termini di contenuti e proposte.
Come si fa a non essere basiti di fronte a tutto ciò,  specie in un momento difficile  come quello di oggi, dove vengono messi in discussione  valori e condizioni sociali, libertà e democrazia. Come si fa a non essere investiti dal vento della delusione e della sfiducia  quando un partito come il Pd: mostra evidenti segnali  di sbandamento; assenza di leadership; assenza di un vero progetto di cambiamento  come valore.



Cosenza li 17/11/2015




Tonino Simone (Segretario fac. fun. Circolo tematico del Pd di Cosenza)

domenica 11 ottobre 2015

A proposito dell'intervista nel programma "HASHTAG" all'on. Guccione. 


Si è costretti spesso in politica,  ad essere confusi e disorientati. E non  per proprie manchevolezze o deficienze mentali e culturali, ma in conseguenza di concetti, comportamenti e valutazioni che poco hanno a che fare con la coerenza di un recente e pregresso passato . 
Nell'interista l'onorevole Guccione, con modo pacato e serafico  verosimilmente fendisce la giunta Oliverio e lo stesso viene caricato di responsabilità, errori e ritardi  nell'azione di governo. Azione che dopo circa un anno appare fallimentare o comunque non compatibile ed adeguata alle aspettative, alle promesse ed alle drammatiche urgenze. Infatti si rimprovera al Presidente della giunta regionale
  •  di aver preteso la carica di commissario di governo della sanità, ben sapendo che ciò sarebbe stato impossibile, conducendolo inevitabilmente ad uno scontro con il governo centrale. Scontro poco edificabile per un partito e per una classe politica ce si accingeva a dare un segnale di cambiamento allo sfasciume scopellitiano ;
  • di non aver ancora saputo dare forti segnali di cambiamento nell'azione di governo della regione e, di contro, che molti atti compiuti  mostrano una sconcertante continuità con il passato, attesa: la riconferma della vecchia nomenclatura  nelle strutture dirigenziale della regione; l'uso di un personale politico di fiducia non all'altezza della situazione; il troppo ed inopportuno attendismo nel risolvere le emergenze; di aver prorogato per ben tre volte consecutive la gestione dell'emergenza rifiuti agli stessi soggetti voluti dalla precedente giunta;
  • che la giunta non ha un progetto politico  di vero e sostanziale cambiamento, nonostante vi siano già a disposizione migliaia di miliardi da spendere;
  • che egli è sciaguratamente avvezzo a giocare  le partite politiche da solo, comprimendo il confronto politico nel partito e certificando le sue conosciute tentazioni egemoniste  fine a se stesse  nonché,  le reazioni allergiche alle critiche;
  • che  dentro il Pd questo modo di governare, sta creando un malessere politico ed una incrinatura molto pericolosa in termini di credibilità e di consensi.
Voglio fermarmi volutamente qui nell'elencare i rimproveri   che un esponente di primo piano come Guccione  rivolge al suo Presidente ed indirettamente al suo stesso  partito, quasi ritenendo i medesimi(dopo la deludente esperienza dei primi nove mesi al governo della regione), non  adeguati.    La cosa tuttavia che non quadra è che questi miasmi di pensiero, condivisibili sul piano formale e sostanziale,  soffrono di un palese  equivoco di fondo, attesa la circostanza che il soggetto esternatore ha condiviso vita e miracoli circa l'azione di governo della regione; che è stato funzionale e collaterale alle posizione del governatore fino a pochissimi mesi fa, che ha assunto incarichi di governo stesso:
Sicché la circostanza di appalesare pubblicamente  le lagnanze  poco preoccupano il consigliere Guccione  in virtù, forse, della onesta pretesa di diritto e libertà di dissenso. Egli verosimilmente ritiene che i panni sporchi si possono lavare anche in pubblico e non si è posto il problema che la critica è credibile  anche in funzione ed in relazione a chi la esprime e la circostanzia nonché, quando e come la si esprime.
Ritengo, invece, al contrario,  che i luoghi meglio deputati sarebbero dovuti essere gli organismi di partito, la direzione regionale, quella provinciale ecc., ecc... Tutto ciò per evitare di porre problemi di immagine  di credibilità allo stesso PD che tanto deve alla collettività, che tanto deve alle giovani generazioni disperate perché senza lavoro; che tanto ha invece dato  all'amico Carlo Guccione.
Con tanti saluti On.le  Guccione.

venerdì 9 ottobre 2015

Comunicato.
Si informano i lettori interessati, che mercoledì 07/10/2015 alle ore 17,30, il circolo tematico del Pd "Legalità, lavoro e mezzogiorno" si è riunito presso la sede della federazione del Pd per discutere della forma di organizzazione interna  più consona al fine di strutturare il lavoro nei modi  più adatti e partecipati possibili.
Si è convenuto di formare tre gruppi di lavoro, ciascuno per ogni area tematica del circolo, dotato di propria autonomia i quali dovranno preparare e predisporre un orientamento politico e culturale su ciascuna area tematica da condividere, possibilmente,  con tutti i soggetti politici ed istituzionali coinvolti e con tutti i partecipanti interessati. 
Con tali iniziative, il circolo si propone di stimolare la partecipazione della cittadinanza attiva alle discussioni di merito, di recepire il senso comune e di stimolare il Pd locale ad un maggior impegno politico ed istituzionale  sulla tematologia di che trattasi. 
Inoltre si è ritenuto opportuno articolare il lavoro con una serie di momenti di ascolto e seminari di approfondimento  necessari e propedeutici per proporre una idea e progetto politico alla collettività, agli organi di partito ed istituzionali.
Distinti saluti 

lunedì 5 ottobre 2015

giovani e lavoro

I

L PROBLEMA DEI GIOVANI E DEL NON LAVORO QUALE PARADIGMA DEI NOSTRI TEMPI.
di Tonino Simone

 Parlare di  giovani, del loro non futuro e della crisi di lavoro: è un esercizio tanto  affascinante  quanto drammatico sia sotto il profilo politico che sociale.
Tutto ciò in virtù del fatto che la crisi dei nostri tempi, non è solo crisi di valori etici e morali, ma anche  di prospettiva economica  e di pianificazione del domani  per un futuro  che appare sempre più cupo e drammatico  specie per le giovani generazioni.
Su questo problema si moltiplicano quotidianamente drammatiche frustrazioni  sociali per cui, nessuno può mettere in dubbio il fatto che sulla crisi del lavoro si possa avverare il rischio di una alterazione del concetto stesso di libertà e democrazia, vista la circostanza  che questi  valori rischiano di essere limitati e compromessi  dal peso eccessivo che sta assumendo il denaro, il profitto, la rendita individuale, la finanza creativa.
La globalizzazione stessa dei processi sociali, dell’economia, dei saperi, in modo irrimediabile sta sempre di più  assoggettando  a sé tutte le attività, tutti li spazi  e tutti i beni  una volta considerati comuni, in un gigantesco processo i subordinazione e disvalorizzazione  del lavoro.
Non a caso oggi si vive forse il massimo dello sfruttamento  e dell’alienazione, specie per quanto riguarda il diritto al lavoro e delle sue garanzie in passato conquistate.
Le stesse grandi ondate di innovazioni scientifiche e tecnologiche che l’umanità ed il mondo intero stanno acquisendo, rischiano di aggravare paradossalmente i principali problemi dell’umanità se, queste stesse conquiste, non vengono sapientemente regimentate verso un appropriato uso comune.
Si  percepisca la convinzione e si eviti che queste stesse conquiste, sospinte dai grandi poteri finanziari, economici ed imprenditoriali, vengano utilizzate per raggiungere e conquistare obiettivi di massimizzazione del profitto, sfruttamento delle risorse, esclusione di ampi ceti sociali dal processo di crescita e sviluppo economico.
Si rischia il paradosso che la cattiva gestione del progresso scientifico e culturale stesso: potrebbe essere  la causa del verificarsi della presenza di un assetto sociale che ci costringe a convivere  con condizioni più gravi di povertà e fame.
Sebbene tutto ciò accade in un mondo più ricco e più industrializzato.
Non possiamo affatto  continuare ad andare avanti convinti che esiste una crescita infinita in un mondo infinito, per di più al di fuori di logiche ispirate al rispetto di tutte le forme di uguaglianza e di libertà, al rispetto della natura stessa..
Il diritto alla piena libertà dell’individuo sta lasciando il posto sempre di più, ad una sorta di individualismo esaltato e verso una sempre più forte violenza morale e materiale.
Libertà ed uguaglianza  non potranno avverarsi e/o convivere senza il rispetto del principio della fraternità, cioè: senza una concezione che sostenga e promuova la consapevolezza della comune appartenenza alla natura, senza quel valore aggiunto che è la  solidarietà tra tutti gli uomini.
In questo contesto culturale e sociale, è paradossale il tentativo di disconoscere la centralità del lavoro come fattore di crescita sociale ed individuale, come condizione fondamentale dell’esistenzialità stessa dell’individuo.
 Alcune scelte  politiche non propriamente compatibili con lo stato delle cose, negli ultimi anni, hanno aggravato tali questioni ed hanno  prodotto il risultato, anche su scala globale, di aumentare le forme di sfruttamento del lavoro fino al ricorso in modo sistematico al lavoro minorile e a forme di  vera e propria  moderna schiavitù, specie nei paesi emergenti.
 Sicché il lavoro  ha perso  quella propria soggettività etica e morale di un tempo, quella  propria valenza giuridica  ed il lavoratore oggi, sempre più privo di soggettività ed autonomia, è diventato  funzionale agli interessi dell’impresa, ovvero: soggetto sacrificale nei riguardi della speculazione  economica, della rendita e del profitto.
In  un clima ideologico di accondiscendenza  della mercificazione dei diritti sociali, dove il diritto al lavoro si coniuga con altri diritti di più nobile valore intrinseco come libertà e  democrazia,  il lavoro ha perso anche il significato  di “rispetto della personalità e dignità del cittadino lavoratore”.
E’ indubbio che il cittadino senza lavoro perde parte della sua autonomia ed è costretto a mettere in gioco la sua stessa libertà .

Tutto il suo mondo fideistico, culturale, umano e sociale viene precarizzato e la sua stessa vita si carica di incertezze, ansie e paure, se non addirittura di subordinazione e di soggezione.
Sicché è necessario capire  che sul corretto concetto di “lavoro e non lavoro “, così come sulle condizioni di contrasto tra questi due aspetti  sociali; si costituisce il principale criterio attraverso cui viene  concepita  e vissuta la dimensione stessa della vita.
Specie le giovani generazioni dovrebbero assegnare a questa dimensione un grande peso, una grande valenza etica,  al fine di modificare  i consumati processi  di destrutturazione economica e sociale dei nostri tempi e proporre nuovi percorsi di incivilimento  economico e culturale.
In sostanza, lavoro  come diritto al sapere, allo studio, all’arricchimento culturale, alla crescita sociale non solo in termini  crudemente  economici.
Il mondo politico e le classi dirigenti del nostro paese, per il futuro stesso della nostra società,  narrino il lavoro in termini di diritto e non di favore dando consapevolezza e speranza che ancora tanto si può fare  in termini di ricchezza e valorizzazione del lavoro, in termini di un nuovo stato sociale, di un welfare  meglio contrattualizzato  e compatibile con le vere esigenze sociali  continuamente in evoluzione  stante i repentini cambiamenti epocali legati non ultimo  a irrefrenabili processi di globalizzazione incontrollata.
L’anello debole di questa vicenda  sono i giovani di oggi, le generazioni del terzo millennio.
Su questa generazione il dilemma “lavoro e non lavoro” scarica  ansie e frustrazioni anche in rapporto ai sentimenti ed ai legami tra giovani stessi e famiglia.
Non a caso, la crisi di autorità che oggi sconta la famiglia verso i figli è fortemente condizionata dalla insicurezza dei giovani perché privi di opzioni ed interessi che danno senso alla propria esistenza.
Occorre che si ricostruiscano nuove premesse affinché le nuove generazioni tornino ad investire sul proprio futuro  evitando di costringere loro a vivere una sorta di adolescenza prolungata  che dilapida il presente ed annulla ogni speranza di futuro.
E’ necessario, più che mai, creare rete e massa critica, al fine di costruire  insieme un percorso, un processo  di denuncia sociale  verso le istituzioni nella speranza che il problema  non continui ad essere sottaciuto, ma  al contrario, discusso e risolto attraverso i normali canali della politica e della programmazione dei governi nazionali e regionali e locali.

Più che mai si invochi la necessità e la speranza nel ridare dignità e sicurezza ad un mondo migliore;  nel vivere una quotidianità lontana dalle ansie e dalle paure; per dare sicurezza di vita  ai figli del futuro.










Ripensare l’assetto urbano della città partendo dal rispetto del senso comune.
                           Tonino Simone

Il cambio di guardia avvenuto al comune di Cosenza con la vittoria del centrodestra alle ultime elezioni amministrative, il  conseguente  nuovo assetto organizzativo  e profilo politico-programmatico   posto in essere dalla giunta in carica: segnano una svolta categorica ed inopinabile  circa il ripensamento del target urbano  della città e del suo interland.  Infatti, molti luoghi comuni  fino ad ora acquisiti cadono sotto i colpi macetici delle volontà espresse dal nuovo sindaco Occhiuto e molte risoluzioni  decise dall’amministrazione precedente,  lasciano il posto  a nuove narrazioni  ed idee di sviluppo.
Verosimilmente la città, sotto il profilo urbanistico e dell’organizzazione dei servizi rischia di  venire ripensata partendo da percorsi e punti di riferimenti standardizzati, validi per ogni contesto urbano  e non  viceversa: nel rispetto delle sue specifiche peculiarità, tradizioni, luoghi, contesti, cultura ambientale e sociale. 
Cosa questa, che non quadra affatto  con la necessità ed il dovere di coniugare lo sviluppo urbano con le reali esigenze collettive, con le emergenze territoriali in atto, con i bisogni della vita quotidiana, specie in un momento di grave  crisi di valori etici, morali  ed  economici.
Mi permetto di circostanziare il fatto che, in politica in genere e nelle scelte urbanistiche in particolare, il “rispetto del senso comune” non è affatto un optional di cui se ne può fare a meno ma, al contrario, un requisito fondamentale da rispettare e da considerare  nella fase di programmazione e progettualità delle cose. Tutto ciò in virtù del fatto che le scelte politiche ed urbanistiche trovano significato ed hanno successo  non tanto per la  materializzazione delle stesse, ma al contrario, dall’accettazione  e dalla condivisione collettiva.    
In sostanza il  buon governo si caratterizza come tale,  se esso stesso  mette al centro delle sue scelte politiche ed urbanistiche il cittadino, le sue volontà ed il rispetto dei suoi diritti. 
In merito a tale questione( almeno dalle ultime dichiarazioni e volontà appalesate dal nuovo Sindaco), si profila all’orizzonte un vulnus etico, culturale  e di educazione urbana, circa  la riqualificazione funzionale ed architettonica di piazza Bilotti .
Il progetto che si intende realizzare, pur apprezzabile  sotto il profilo puramente del segno e del disegno architettonico fine e se stesso, verosimilmente  contrasta  con la consolidata geometria e forma dei luoghi, con la necessità di vivere sempre meglio e di più spazi liberi ed aperti, con la necessità di porre fine al concetto aberrante secondo il quale: la riqualificazione di un contesto urbano si realizza solo ed unicamente attraverso interventi invasivi e, talvolta, oppressivi.    
Poiché si è ancora in tempo, si eviti che si consumi su piazza Bilotti una scelta sbagliata, che si concretizzi uno scempio urbano non più recuperabile qualora, per la pervicace volontà di chi amministra, viene posto in essere  un progetto  che mal si coniuga  con la necessità dei luoghi, con la godibilità dello spazio aperto che ora assicura la stessa pazza e che, verosimilmente, necessità avere anche in caso di accadimenti naturali calamitosi a difesa della sicurezza dei cittadini.
Tale narrazione non va affatto interpretata come critica pretestuosa e fine a se stessa, ma  come occasione, come stimolo per un dibattito aperto e coinvolgente sul destino urbano di Cosenza e della sua piazza più grande, bella ed importante.
Ben sapendo che la “bellezza urbana” di un luogo e la sua “fruizione”  si possono  ottenere in tanti modi  e non necessariamente attraverso interventi onerosi e di dubbia compatibilità ambientale.
Certamente piazza Bilotti necessita di interventi radicali di riqualificazione urbana, ma di interventi materialmente minimali ma di alto profilo architettonico, volti principalmente alla fruizione di spazi liberi che nel contesto urbano mqncano, al fine di far ripensare in meglio alla collettività, i tempi della loro vivibilità quotidiana.
Che non si disperda e vanifichi la felice intuizione di riqualificazione urbana del compianto sindaco Giacomo Mancini  che con la sobrietà e semplicità delle sue scelte ha lasciato un segno culturale inimitabile specie con l’isola pedonale di corso Mazzini  di cui piazza Bilotti è il terminale naturale di un percorso dalle  grandi potenzialità architettoniche, artistiche, urbane, culturali e sociali.
Sforziamoci tutti insieme, una volta tanto, nel ridare senso al  “Bello e semplice” anche  sulle questioni che riguardano il riassetto del territorio e del contesto urbano.

Così facendo onoriamo la cultura del buon governo ed il rispetto del senso comune.
Preambolo  per la richiesta, al PD provinciale di Cosenza,  di apertura di un circolo cittadino  nord-Cosenza
La grave crisi politica ed istituzionale  che da anni ha investito il paese e che da qualche tempo appare più acuta che mai, impone una profonda riflessione  nella società civile, nei partiti,  nella classe dirigente ed istituzionale tutta. E’ evidente che questa riflessione tarda a circostanziarsi  ed appare in tutta la sua drammaticità il disinteresse di una oligarchia politico-istituzionale nell’affrontare le gravi emergenze sociali economiche e politiche del nostro paese.
Sfiducia, rassegnazione, disprezzo per la politica: regnano sovrani  nel contesto sociale di oggi  ed un futuro sempre più buio appare all’orizzonte. Verosimilmente qualunquismo ed antipolitica  si sono impadroniti del senso comune, sicché le stesse  garanzie democratiche faticosamente conquistate  rischiano di essere messe in discussione . Inoltre, la maggior parte dei partiti, hanno subito una mutazione genetica,  perdendo sempre di più ruoli, funzioni, prestigio e credibilità.
Tutto questo pone un problema storico di inaudita gravità, atteso  che viene messa in discussione la democrazia, la libertà, il rispetto della dignità della persona, i diritti sovrani che riguardano la convivenza e la solidarietà. Una società e, quindi un paese, senza regole, senza una giustizia giusta e senza una guida capace di raccogliere fiducia  ha i giorni contati. Rischia di essere  sulla soglia di un precipizio che conduce inesorabilmente  a processi e percorsi autoritari.
Nell’ambito di questo miserevole disagio ideologico-culturale appare evidente che l’accettazione  passiva delle cose così come sono in essere  non è un buon viatico, non è affatto la soluzione o, se si vuole, la via maestra da seguire.
Al contrario, necessita una coraggiosa presa di coscienza generale e collettiva tutta tesa alla moralizzazione della politica, all’affrancamento dei partiti  dai processi degenerativi di cui oggi ne è piena la cronaca quotidiana.
Nel solco di questa  necessità, con il presente preambolo  si ritiene giusto bandire la rassegnazione e sfiducia verso la politica e la partecipazione  alla vita politica; atteso che non esiste liberà e democrazia senza i partiti, la politica e la partecipazione .
Cosenza non e’ immune dalla crisi dei partiti a dalla assenza di luoghi di partecipazione  e discussione collettiva.
Compreso il PD, che sempre di più  appare involuto ad immagine e somiglianza  di un partito estraneo alla società civile, sempre più piegato a logiche di apparato e sempre più refrattario al coinvolgimento nelle scelte politiche e delle decisioni che contano non solo dei cittadini ma, addirittura anche dei suoi iscritti. Si ritiene che questo distacco  è un vulnus di democrazia e come tale  necessita adoperarsi  per eliminarlo.
Si crede e si è convinti che la nascita di un nuovo circolo cittadino collocato a nord della città, ovvero in un luogo nevralgico del contesto urbano, possa essere una prima, per quanto minimale, ragionevole soluzione alla sete di partecipazione dei cittadini  interessati alla bonifica  della politica fine a se stessa ed alla moralizzazione dei suoi processi. 
Un circolo che abbia come segno distintivo  del suo essere quello: di unire le varie sensibilità politiche; avvalorare le diversità di esperienze culturali; gratificare la meritocrazia  e la capacità politica dei militanti; condurre il partito su posizioni di avanzato riformismo ideologico.
Ovviamente,  ponendo come condizione  necessaria ed imprescindibile  l’impedimento che il nuovo circolo ricalchi esperienze passate non lusinghiere, diventino magari centri di potere, organismi a servizio di mestieranti della politica. 
Lo spirito di questa iniziativa la si ritiene nobile e senza reconditi fini, se non quello di dare un modesto contributo affinché si migliori il senso della politica e la politica in tutte le sue sfaccettature. Così  come si spera di favorire momenti di libera partecipazione e discussione su ciò che riguarda la collettività, con l’obiettivo di ricostruire quel senso di militanza attiva miserabilmente cancellato.

La richiesta di firme   che  viene fatta è l’adesione spontanea e consapevole a questo progetto, nonché un contributo individuale perché a norma di regolamento e statuto di partito ciò possa essere realizzato.