Ripensare l’assetto urbano della città partendo dal rispetto del senso
comune.
Tonino Simone
Il cambio di guardia avvenuto al comune di Cosenza
con la vittoria del centrodestra alle ultime elezioni amministrative, il conseguente
nuovo assetto organizzativo e
profilo politico-programmatico posto in
essere dalla giunta in carica: segnano una svolta categorica ed
inopinabile circa il ripensamento del target
urbano della città e del suo interland. Infatti, molti luoghi comuni fino ad ora acquisiti cadono sotto i colpi
macetici delle volontà espresse dal nuovo sindaco Occhiuto e molte
risoluzioni decise dall’amministrazione
precedente, lasciano il posto a nuove narrazioni ed idee di sviluppo.
Verosimilmente la città, sotto il profilo
urbanistico e dell’organizzazione dei servizi rischia di venire ripensata partendo da percorsi e punti
di riferimenti standardizzati, validi per ogni contesto urbano e non viceversa:
nel rispetto delle sue specifiche peculiarità, tradizioni, luoghi, contesti,
cultura ambientale e sociale.
Cosa questa, che non quadra affatto
con la necessità ed il dovere di coniugare lo sviluppo urbano con le
reali esigenze collettive, con le emergenze territoriali in atto, con i bisogni
della vita quotidiana, specie in un momento di grave crisi di valori etici, morali ed
economici.
Mi permetto di circostanziare il fatto che, in
politica in genere e nelle scelte urbanistiche in particolare, il “rispetto del senso comune” non è
affatto un optional di cui se ne può fare a meno ma, al contrario, un requisito
fondamentale da rispettare e da considerare
nella fase di programmazione e progettualità delle cose. Tutto ciò in
virtù del fatto che le scelte politiche ed urbanistiche trovano significato ed hanno
successo non tanto per la materializzazione delle stesse, ma al
contrario, dall’accettazione e dalla
condivisione collettiva.
In sostanza il
buon governo si caratterizza come tale,
se esso stesso mette al centro
delle sue scelte politiche ed urbanistiche il cittadino, le sue volontà ed il
rispetto dei suoi diritti.
In merito a tale questione( almeno dalle ultime
dichiarazioni e volontà appalesate dal nuovo Sindaco), si profila all’orizzonte
un vulnus etico, culturale e di
educazione urbana, circa la
riqualificazione funzionale ed architettonica di piazza Bilotti .
Il progetto che si intende realizzare, pur
apprezzabile sotto il profilo puramente
del segno e del disegno architettonico fine e se stesso, verosimilmente contrasta
con la consolidata geometria e forma dei luoghi, con la necessità di
vivere sempre meglio e di più spazi liberi ed aperti, con la necessità di porre
fine al concetto aberrante secondo il quale: la riqualificazione di un contesto
urbano si realizza solo ed unicamente attraverso interventi invasivi e,
talvolta, oppressivi.
Poiché si è ancora in tempo, si eviti che si
consumi su piazza Bilotti una scelta sbagliata, che si concretizzi uno scempio urbano
non più recuperabile qualora, per la pervicace volontà di chi amministra, viene
posto in essere un progetto che mal si coniuga con la necessità dei luoghi, con la
godibilità dello spazio aperto che ora assicura la stessa pazza e che,
verosimilmente, necessità avere anche in caso di accadimenti naturali
calamitosi a difesa della sicurezza dei cittadini.
Tale narrazione non va affatto interpretata come
critica pretestuosa e fine a se stessa, ma
come occasione, come stimolo per un dibattito aperto e coinvolgente sul
destino urbano di Cosenza e della sua piazza più grande, bella ed importante.
Ben sapendo che la “bellezza urbana” di un luogo e la sua “fruizione” si possono ottenere in tanti modi e non necessariamente attraverso interventi
onerosi e di dubbia compatibilità ambientale.
Certamente piazza Bilotti necessita di interventi
radicali di riqualificazione urbana, ma di interventi materialmente minimali ma
di alto profilo architettonico, volti principalmente alla fruizione di spazi
liberi che nel contesto urbano mqncano, al fine di far ripensare in meglio alla
collettività, i tempi della loro vivibilità quotidiana.
Che non si disperda e vanifichi la felice
intuizione di riqualificazione urbana del compianto sindaco Giacomo
Mancini che con la sobrietà e semplicità
delle sue scelte ha lasciato un segno culturale inimitabile specie con l’isola
pedonale di corso Mazzini di cui piazza
Bilotti è il terminale naturale di un percorso dalle grandi potenzialità architettoniche,
artistiche, urbane, culturali e sociali.
Sforziamoci tutti insieme, una volta tanto, nel
ridare senso al “Bello e semplice” anche
sulle questioni che riguardano il riassetto del territorio e del
contesto urbano.
Così facendo onoriamo la cultura del buon governo
ed il rispetto del senso comune.
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