lunedì 5 ottobre 2015

Ripensare l’assetto urbano della città partendo dal rispetto del senso comune.
                           Tonino Simone

Il cambio di guardia avvenuto al comune di Cosenza con la vittoria del centrodestra alle ultime elezioni amministrative, il  conseguente  nuovo assetto organizzativo  e profilo politico-programmatico   posto in essere dalla giunta in carica: segnano una svolta categorica ed inopinabile  circa il ripensamento del target urbano  della città e del suo interland.  Infatti, molti luoghi comuni  fino ad ora acquisiti cadono sotto i colpi macetici delle volontà espresse dal nuovo sindaco Occhiuto e molte risoluzioni  decise dall’amministrazione precedente,  lasciano il posto  a nuove narrazioni  ed idee di sviluppo.
Verosimilmente la città, sotto il profilo urbanistico e dell’organizzazione dei servizi rischia di  venire ripensata partendo da percorsi e punti di riferimenti standardizzati, validi per ogni contesto urbano  e non  viceversa: nel rispetto delle sue specifiche peculiarità, tradizioni, luoghi, contesti, cultura ambientale e sociale. 
Cosa questa, che non quadra affatto  con la necessità ed il dovere di coniugare lo sviluppo urbano con le reali esigenze collettive, con le emergenze territoriali in atto, con i bisogni della vita quotidiana, specie in un momento di grave  crisi di valori etici, morali  ed  economici.
Mi permetto di circostanziare il fatto che, in politica in genere e nelle scelte urbanistiche in particolare, il “rispetto del senso comune” non è affatto un optional di cui se ne può fare a meno ma, al contrario, un requisito fondamentale da rispettare e da considerare  nella fase di programmazione e progettualità delle cose. Tutto ciò in virtù del fatto che le scelte politiche ed urbanistiche trovano significato ed hanno successo  non tanto per la  materializzazione delle stesse, ma al contrario, dall’accettazione  e dalla condivisione collettiva.    
In sostanza il  buon governo si caratterizza come tale,  se esso stesso  mette al centro delle sue scelte politiche ed urbanistiche il cittadino, le sue volontà ed il rispetto dei suoi diritti. 
In merito a tale questione( almeno dalle ultime dichiarazioni e volontà appalesate dal nuovo Sindaco), si profila all’orizzonte un vulnus etico, culturale  e di educazione urbana, circa  la riqualificazione funzionale ed architettonica di piazza Bilotti .
Il progetto che si intende realizzare, pur apprezzabile  sotto il profilo puramente del segno e del disegno architettonico fine e se stesso, verosimilmente  contrasta  con la consolidata geometria e forma dei luoghi, con la necessità di vivere sempre meglio e di più spazi liberi ed aperti, con la necessità di porre fine al concetto aberrante secondo il quale: la riqualificazione di un contesto urbano si realizza solo ed unicamente attraverso interventi invasivi e, talvolta, oppressivi.    
Poiché si è ancora in tempo, si eviti che si consumi su piazza Bilotti una scelta sbagliata, che si concretizzi uno scempio urbano non più recuperabile qualora, per la pervicace volontà di chi amministra, viene posto in essere  un progetto  che mal si coniuga  con la necessità dei luoghi, con la godibilità dello spazio aperto che ora assicura la stessa pazza e che, verosimilmente, necessità avere anche in caso di accadimenti naturali calamitosi a difesa della sicurezza dei cittadini.
Tale narrazione non va affatto interpretata come critica pretestuosa e fine a se stessa, ma  come occasione, come stimolo per un dibattito aperto e coinvolgente sul destino urbano di Cosenza e della sua piazza più grande, bella ed importante.
Ben sapendo che la “bellezza urbana” di un luogo e la sua “fruizione”  si possono  ottenere in tanti modi  e non necessariamente attraverso interventi onerosi e di dubbia compatibilità ambientale.
Certamente piazza Bilotti necessita di interventi radicali di riqualificazione urbana, ma di interventi materialmente minimali ma di alto profilo architettonico, volti principalmente alla fruizione di spazi liberi che nel contesto urbano mqncano, al fine di far ripensare in meglio alla collettività, i tempi della loro vivibilità quotidiana.
Che non si disperda e vanifichi la felice intuizione di riqualificazione urbana del compianto sindaco Giacomo Mancini  che con la sobrietà e semplicità delle sue scelte ha lasciato un segno culturale inimitabile specie con l’isola pedonale di corso Mazzini  di cui piazza Bilotti è il terminale naturale di un percorso dalle  grandi potenzialità architettoniche, artistiche, urbane, culturali e sociali.
Sforziamoci tutti insieme, una volta tanto, nel ridare senso al  “Bello e semplice” anche  sulle questioni che riguardano il riassetto del territorio e del contesto urbano.

Così facendo onoriamo la cultura del buon governo ed il rispetto del senso comune.

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